
Di cosa vogliamo meravigliarci, i leader nella Storia si sono sempre insultati tra di loro, per incertezza di vittorie, complessi di inferiorità o impotenza, differenze di cultura e non solo. Tutte possibili cause ad avvalersi dell’offesa personale per colpire la controparte e guadagnare audience.
Da Wiston Chuchill ai giorni nostri, ho fatto un elenco(*) piuttosto cospicuo in cronologia, lasciandolo , quello del grande Statista, come ciliegina sulla torta.
Oggi si levano gli scudi per gli insulti del Presidente degli Stati Uniti dopo 250 anni di diplomazia Americana dalla rivoluzione che li staccò dalla Gran Bretagna. Bene ha fatto la Presidente del consiglio a lasciar perdere l’ultimo meme del Presidente Mr Trump, certe affermazioni devono decantare come un precipitato in una soluzione chimica. Ho lavorato fianco a fianco con colleghi USA durante la mia prima missione in Irak, ricevendone collaborazione e solidarietà per il mio compito di ufficiale di collegamento. I nostri Alleati d’oltreoceano hanno solo un vezzo quello di tramutare in affari tutto quello che riguarda o interessa indirettamente o inerente la guerra per qualsiasi loro concorso ed intervento. Un popolo che è abituato a far pagare il biglietto del cinema anche al papà o alla mamma , senza favoritismi direi che sia il massimo anche se come cultura , dovremmo riferirci alle loro maggiori Università. Dove vi si accede con borse di studio, abilità sportive e culturali, in alternativa figli di Tycoon più o meno come Mr Donald, magari finanziatori dell’Istituzione. In quel consesso riscontreremmo quasi con certezza un barlume di somiglianza con Noi Europei, in cultura generale ed umanistica. In altri ambienti, forse ci imbatteremmo in imprenditori sorti dal nulla, agenti di borsa o investitori che giocano quotidiane partite con le oscillazioni del mercato , piccoli e grossi commercianti e via dicendo. Dall’altro lato, in Oriente , certe frasi, secondo la dottrina di Budda , Confucio ed Altre più antiche di quella Greca dalla quale l’Europa discende , si incasserebbe senza ribattere. Trionfa quella cinese secondo la quale basti aspettare , seduti sulla sponda del fiume, ad osservare il cadavere del propio nemico portato via dalla corrente. Tutto questo mi induce ad una riflessione sebbene , io stesso la ritenga, sia azzardata quanto chimerica. Quella di rivolgersi ai protagonisti invitandoli ad un confronto individuale, senza escludere sia un talk show, quanto fisico come una partita a scacchi. So bene che sia una missione impossibile ma nel paragone costo beneficio , quante vite si risparmierebbero anziché sprecarne di innocenti con guerre e diatribe che insanguinano questo mondo, il medesimo che soffre già di fenomeni naturali, i quali, a loro volta , fanno già la loro parte di vittime con numeri importanti.
Riccadiaspa(Riccardo Diasparro)
NOTA(*)
Negli ultimi dieci anni, Donald Trump è probabilmente il leader che ha fatto più frequentemente ricorso a soprannomi e attacchi personali nei confronti di altri leader mondiali,
Donald Trump e Kim Jong-un (2017): uno degli scambi più celebri. Trump definì Kim “Little Rocket Man” (“piccolo uomo razzo”), mentre Kim rispose chiamandolo “vecchio rimbambito” e “malato di mente”. Le tensioni erano legate ai test nucleari nordcoreani.
- Donald Trump e Justin Trudeau (2018): dopo il vertice del G7, Trump definì Trudeau “disonesto” e “molto debole” per alcune dichiarazioni rese in conferenza stampa.
- Donald Trump e Emmanuel Macron: nel corso degli anni si sono scambiati numerose frecciate pubbliche. Trump ha più volte criticato Macron con toni personali, mentre Macron ha risposto accusando Trump di nazionalismo e di minare le alleanze occidentali.
- Recep Tayyip Erdoğan e Mark Rutte (2017): durante una crisi diplomatica, Erdoğan definì le autorità olandesi “residui del nazismo” e “fascisti”, provocando una dura reazione europea.
- Volodymyr Zelenskyy e Dmitry Medvedev: Medvedev ha ripetutamente rivolto insulti personali a Zelenskyy sui social, definendolo con epiteti offensivi; da parte ucraina le risposte sono state generalmente dure ma più orientate alla condanna politica.
- Hugo Chávez e George W. Bush (2006): davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite Chávez definì Bush “il diavolo”, dicendo che “qui si sente ancora odore di zolfo”, in uno dei discorsi più ricordati della diplomazia contemporanea.
Rodrigo Duterte → Barack Obama (2016)Prima di un incontro ufficiale Duterte definì Obama:
- “figlio di una prostituta” (traduzione dell’insulto pronunciato in filippino).
Durante la crisi diplomatica tra Turchia e Paesi Bassi(11-13marzo2017), dopo il divieto imposto a ministri turchi di fare campagna elettorale sul territorio olandese, Erdoğan definì le autorità olandesi:
- “residui del nazismo”;
- “fascisti”.
Rutte rispose definendo le accuse “assurde” e “inaccettabili”, senza ricorrere a insulti personali.
Emmanuel Macron ↔ Matteo Salvini (2025)( inviare truppe a combattere in Ucraina contro la Russia, vai avanti tu gli disse il leader leghista)
Viktor Orbán ↔ Mark Rutte (2021)
Andrzej Duda ↔ Emmanuel Macron (2023)Duda accusò Macron e la sua strategia diplomatica , di essere troppo accomodante con la Russia, affermando che parlare con Putin equivaleva a “negoziare con Hitler”.
Alexander Lukashenko ↔ leader europei (Pur non essendo la Bielorussia membro dell’UE) definendoli:
- “idioti”;
- “folli”;
- “burattini degli Stati Uniti”.
Da parte europea le risposte sono rimaste quasi sempre istituzionali.
Volodymyr Zelenskyy ↔ Viktor Orbán I rapporti sono stati molto tesi. Zelenskyy ha accusato Orbán di Russuonania , mentre Orbán critico verso Zelenskyy per le sue richieste all’UE. Toni aspri ma politici senza insulti personali.
Winston Churchill → Charles de Gaulle
Churchill, esasperato dall’atteggiamento del leader francese, arrivò a paragonarlo a:
“un lama sorpreso”.L’espressione è rimasta famosa come esempio del suo sarcasmo.


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