Al solito tutto guardo nei raduni alpini , quando vi partecipo, tranne gli itinerari. Ti fai guidare dalla moltitudine , inquadrato come se non bastassero quarant’anni trascorsi in uniforme in giro per mezzo mondo.Eppure sapevo già prima di partire che quest’ultimo tutto era fuorché uno dei tanti . Siamo dinanzi al cimitero di Gemona e spontaneamente mi torna in mente quando io ed il mio capitano ci facevamo capolino nei giorni successivi al sisma. L’ultimo dei nostri il compianto Probbo lo abbiamo estratto 8 giorni dopo. Fino a quel momento lo davamo per disperso nonostante qualcuno dei suoi compagni sopravvissuti lo aveva intravisto alla finestra delle camerate, prima che il mondo crollasse. Proseguendo eccoci passare dinanzi al convento e chiesa dedicato a Sant’Antonio . C’ero stato anche il cinque maggio sera a pregare per lei. Giuseppina Carnelutti, la madrina di tutte le cerimonie, la promotrice del libro “La lunga notte alla Goi Pantanali. Ancora una preghiera e il lacrimatoio che bagna senza volerlo i miei occhi. La folla tenuta a freno dietro le transenne che applaude, lo speaker che sottolinea il cammino di Sant’Antonio da Gemona a Padova. Tutto concorre a che quest’ulteriore occasione rimanga scolpita nel cuore senza l’esclusiva dell’unicità . Reputo di condividere le stesse emozioni, quelle di tutti, sia attori, protagonisti ed ospiti o comparse e spettatori del Raduno del Triveneto. Gemona con il suggello degli Alpini, l’eco poiitico e sociale è una città cosmopolita. Ciliegina sulla torta il passaggio della stecca delegando a Treviso il prossimo e pari evento . Chissà se mai proverò le stesse sensazioni nella città dove ho vissuto per dodici anni a confronto di quelle odierne. Eppure nella capitale della Marca , ne ho trascorsi molti di più che in quella degli Alpini Friulani, della Julia , mia madre e matrigna , sebbene con meno intensità.
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