Pagina mia “Quando sono nato”

autobiografia in rime libere ed in parte baciate

Quando sono. nato

In fondo che cos’è la nascita

un unione di gameti che si intersecano

generando un essere pronto a crescere per diventare con il tempo come chi lo ha generato e poi….

Ma nò e tutto lui , ma va là, sei cieca, non vedi

il naso, gli occhi, la bocca

ma che mi dici delle sopracciglia,

s’ innesca il concorso del chi assomiglia,.

Ed a te, dato che ti manca la parola ti tocca stare zitto dicendo a ngù .. sufficientemente seccato pensando

se adesso mi scappasse una puzzetta chissà se indovinano da chi abbia preso

E così ti capita di scaricar per davvero mentre, fasciato ti passa questo pensiero tant’è che dopo, eccoti piangi dalla fame.

Ma la mamma , quella volta perse il latte

e grazie a quello di mucca, tenuto al fresco,

di Novembre, fuori della finestra, nel bottiglione mi attaccavo, a piene labbra, al biberone.

Chissà se fossi nato sotto il sol leone cosa m’avrebbero dato di fresco da bere, forse direttamente portato in stalla

tenendomi sollevato come una statua, per il busto ad abbeverarmi sotto la tetta di una mucca. ,

Per questo posso sentirmi tutt’altro che offeso se mi apostrofano di una vacca il figlio reso. E’ questo il tempo della raccolta delle olive scelte e lavate vengono cosi frantumate.

A quel tempo chi te la doveva dare la xilella ignota ad ogni contadino dell’ agricultor cervella Le castagne, nel frattempo, appena terminate

le vinacce, pestate , spremute e stivate in botti a Santo Martino, il mosto, si trasforma in vino,

Eppure nessuno dei miei nonni nemmeno il Francesco, l’americano, agricoltore e di Vittorio Veneto cavaliere ha mai prodotto la sacra bevanda

barattandola con l’olio, dai suoi produttori.

L’altro pure Cavaliere era dell’arte muraria

un gran maestro oltre che essere un Grumese saltuariamente coltivava in un campo viciniore avendo l’hobby più che il mestiere da agricoltore. Ed io crescevo e scappavo di casa per rifugiarmi dai vicini , dove ragazzi

sempre più grandi, mi volevano bene dandomi in prestito la loro bicicletta e  pedalavo correndo come un matto

girando in tondo ed in largo senza una ragione

sul piazzale antistante, quello dell’ex stazione. Ed fu così che di lì cominciò la mia diatriba sfidando la morte e la qualità di vita ,

una rompendomi il naso dopo essere caduto, l’altra, salvato dalla nobiltà di un animale,

il cavallo che arrestando di colpo la sua corsa mi evitò di finire sotto la ruota del suo carro offrendomi di planare sulla pancia con la testa.

Soldato, allievo , sergente e poi sottotenente, mi sposai, facemmo unfiglio,Andrea,

la scansòbella quella notte del sei Maggio

a Gemona grazie anche a sua madre coraggio.

Con il cappello della Julia, ho girato il Friuli,

la Garfagnana , l’Alto Adige e la Sicilia ,

l’ultimo viaggio, dove avevo lasciato la gioventù quella che conviene goderla e non torna più.

Provai pure a stare in Piemonte , tre lunghi anni dove purgai evitando guai e far del malanni, nonostante zanzare, tradimenti e affanni.

Prima e dopo tutti quei viaggi : Jammu a Rajouri

da Bhimber a Rawalpindi, Betlemme a Gerusalemme. Ma l’avventura mi riservava ancora sorprese,

da Bassora verso Tallil, in colonna, che paura, sebbene fui minacciato dai Talebani , rientrai. Maiadagiato, poi, del tutto, sugli allori,

portassi , la penna ,il basco nero o quelloazzurro,

si contano sulla dita i giorni in guarnigione ,

sempre in tuta, scarponi e con zaino in spalla

sia fossi in solitario, con compagnia o battaglione,

in giornata afosa,assolata o fortemente grigia non a torto mi chiamavano l’uomo con la valigia.

Alla fine della fiera son approdato

in questo luogo quasi in apparenza incantato dalla nascita di una bimba in umiltà gratificato e per la seconda volta, papà ridiventato.

Perdonate per la prolissità di questa biografia comprenderò il dubbio più di qualcuno addirittura incerto se giudicarlo un racconto o mera montatura.

Umanamente mi compenetro ma sono pronto a giurare, solo di quello vissuto sulla pelle mi piace raccontare.

Oggi è il mio compleanno perdonatemi la facondia sebbene al vostro posto mi incuriosirei sulla mia età. Per quanto mi riguarda essa è affar mio e dell’anagrafe quest’ultimo è una carogna reale e di natura

mi fa schifo in verità finanche in odore di sepoltura.

A ciascuno gli anni che dimostra o piuttosto si sente, se mi salutate, sarete riveriti , quando mi incontrate ma della mia età, spero non ve ne freghi più di niente.

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